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Aurora magazine

Cellule staminali meno protette in chi soffre di Huntington

Un team del Massachusetts General Hospital (MGH) ha identificato un deficit nelle cellule staminali neurali dei pazienti con malattia di Huntington. La scoperta ha consentito di elaborare un nuovo possibile trattamento.

Il fattore di trascrizione NRF2 ha il compito di proteggere le cellule dai danni esterni. Attiva infatti l'espressione di geni antiossidanti, antinfiammatori e disintossicanti. Agisce inoltre su tutti i geni che stimolano l'eliminazione delle proteine danneggiate. I ricercatori hanno scoperto che NRF2 è però poco presente nelle cellule staminali neurali di chi soffre di Huntington.

Uno studio del 2016 ha identificato un gruppo di componenti che attiva NRF2, chiamato MIND4. MIND4 inibisce inoltre l'enzima regolatore SIRT2, una strategia che ha dato ottimi risultati anche contro il Parkinson. Adesso lo scopo è esaminare se MIND4 attiva NRF2 solo nelle cavie o anche negli esseri umani. Se così fosse, avrebbe un grande potenziale terapeutico.

I ricercatori hanno testato anche MIND4-17, una versione più potente di MIND4. Nei modelli animali, il composto aumenta l'espressione di proteine antiossidanti. Imita inoltre lo stesso processo che attiva NRF2 in risposta allo stress ossidativo. In questo modo il fattore di trascrizione non viene degradato dalla malattia e può attivare i geni antiossidanti e protettivi.

L'attivazione di NRF2 produce anche degli effetti antinfiammatori. In particolare agisce sulle cellule della microglia e sui macrofagi, che penetrano nel cervello nelle ultime fasi della malattia di Huntington. In questo modo si riducono i livelli dell'infiammazione, riducendo anche gli effetti della malattia.

Nella malattia di Huntington, il gene HTT presenta una sezione ripetuta più volte. Le cellule staminali neurali umane di chi soffre della malattia presentano quindi questo problema. Più sono le ripetizioni, meno l'attivazione di NRF2 ha effetto sui sintomi. Nelle linee cellulari nelle quali le ripetizioni sono state ridotte a livelli non patologici, invece, l'attivazione è risultata più efficace. Stessa cosa per le cellule non neuronali, sui quali gli effetti del composto non sono stati influenzati dal numero di ripetizioni.

Saranno necessari ulteriori studi per testare l'efficacia del composto prima su modelli animali, poi sull'essere umano. Se i test dessero esito positivo, si avrebbe un possibile trattamento per la malattia di Huntington, il Parkinson e la SLA.

Fonte: medicalxpress.com