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Aurora magazine

Screening prenatale più facile con i modelli 3D del feto

Una ricerca brasiliana ha ottenuto una tecnologia che crea modello in 3D del feto. Il modello sfrutta i dati raccolti mediante la risonanza magnetica e gli ultrasuoni, restituendo un’immagine in alta risoluzione del feto e della placenta.

La tecnologia consente di effettuare valutazioni impossibili con i normali ultrasuoni, che non riescono a fornire immagini sufficientemente dettagliate. Se si espandesse, potrebbe far fare grandi passi avanti alle tecniche di diagnosi e screening prenatale.

I modelli 3D del feto sfruttano le tecnologie immersive della realtà virtuale. Aumentano la comprensione delle caratteristiche anatomiche fetali, ricreando anche la struttura interna e facilitano lo screening prenatale. Consentono di visualizzare dettagli del tratto respiratorio, ad esempio, aiutando a individuare eventuali anomalie. Una possibile applicazione della tecnologia comprende l’individuazione di ostruzioni nelle vie aeree. È infatti importante verificare il corretto sviluppo dell’apparato e, in particolare, delle vie di collegamento tra l’esterno e i polmoni.

La nuova tecnologia ha potenzialità anche in ambito clinico. Consente di visualizzare le condizioni del feto, in modo da mostrarle in maniera completa a un eventuale team. La presenza di dettagli in 3D della struttura interna, inoltre, facilita lo scambio di informazioni morfologiche e le discussioni multidisciplinari. Ciò potrebbe portare notevoli benefici ai pazienti stessi, che avrebbero a disposizione un servizio più completo.

Per il momento i ricercatori hanno usato la nuova tecnologia in una clinica di Rio de Janeiro. In alcuni casi, i modelli 3D sono riusciti a individuare malformazioni che hanno richiesto un intervento. Nei casi più lieti, hanno permesso ai genitori di seguire la crescita del loro bambino in maniera più chiara. Si tratta di un importante passo avanti nello screening prenatale, che va ad affiancarsi ad altri esami prenatali innovativi come il test del DNA fetale.

Fonte: eurekalert.org