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Aurora magazine

In Australia, i figli della IVF sono sani come gli altri

I bambini australiani nati con la fecondazione assistita sono sani come quelli concepiti naturalmente. Lo rivela uno studio guidato dal Murdoch Children's Research Institute. Fino a questo momento, è lo studio condotto sul campione più ampio fino a questo momento. In più, i ricercatori hanno analizzato lo stato di salute dei bambini una volta diventati adulti.

Il team ha coinvolto 193 persone tra i 22 e i 35 anni, tutte concepite con la fecondazione in vitro. Le hanno affiancate ad altre 86 concepite in modo naturale, confrontando lo stato di salute dei due gruppi. Non sono emerse differenze a livello di malattie cardiache, diabete, malattie respiratorie. Il campione si è dimostrato a tutti gli effetti sano come tutti gli altri australiani. Ciononostante, qualche spunto di riflessione c’è.

Secondo il professor Halliday, gli adulti nati con la IVF stanno meglio di quelli concepiti naturalmente. Di solito sono più sicuri di sé, stanno meglio con se stessi e hanno meno problemi finanziari. È probabile che questo sia dovuto a fattori socio-economici più che fisici, però.

La IVF ha un costo abbastanza importante in certi paesi. Inoltre, sono stati bambini cercati e amati, cresciuti quasi tutti in una famiglia amorevole. Tutto questo influisce in maniera positiva sulla salute psicologia dell’individuo, il che potrebbe spiegare le differenze con il gruppo di controllo.

Fonte: medicalxpress.com

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Fumare influenza la fecondazione assistita?

Ci sono tanti fattori che influenzano la fecondazione assistita, in positivo e in negativo. Alcuni non sono modificabili, come le riserve ovariche. Su altri invece è più facile agire. Tra questi ultimi ci sono il peso corporeo, l’alimentazione, lo stile di vita e anche il fumo. Pare infatti che fumare influenzi in negativo la fertilità, riducendo anche le probabilità di successo della fecondazione assistita.

Chi fuma è in media meno fertile: le donne hanno meno ovociti disponibile e gli uomini meno spermatozoi attivi. Queste conseguenze negative si potrebbero trascinare anche nella fecondazione in vitro. Uno studio ha infatti analizzato gli effetti del fumo sugli ovociti e gli spermatozoi di 4747i donatori.

I ricercatori hanno diviso i donatori in tre categorie: non fumatori, fumatori “light” (meno di 10 sigarette al giorno), fumatori veri e propri. Le analisi non hanno rilevato differenze significative nelle percentuali di gravidanze portate a termine. Le differenze più importanti sono invece comparse durante la stimolazione ovarica. Perché?

Il fumo di tabacco contiene tossine dannose per i gameti. Le donne che fumano entrano in menopausa 1-4 anni prima delle non fumatrici. Gli effetti sono ancora più accentuati tra coloro che fumano più di 10 sigarette al giorno. Da parte loro, gli uomini fumatori hanno meno spermatozoi, meno motilità e un tasso più alto di DNA frammentato.

Gameti meno sani riducono già di per sé le chance di successo. A questi si aggiungono gli effetti negativi su metabolismo e vasi sanguigni, che aumentano il rischio di aborto spontaneo.

Fonte: medscape.com

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Si possono usare gli embrioni mosaico per la IVF?

Non tutti gli embrioni contengono 46 cromosomi perfetti. Alcuni ne hanno di meno e altri ne hanno di più, il che causa una serie di anomalie genetiche. Circa l’80% degli embrioni umani presentano queste anomalie, che ne impediscono l’impianto e il successivo sviluppo. Altri embrioni, invece, presentano l’anomalia solo in parte delle cellule e si dicono embrioni mosaico. Che succede se con la IVF (fecondazione in vitro) si ottengono solo embrioni di questo tipo?

Di solito, gli scienziati scartano gli embrioni mosaico durante la IVF. Alcune coppie riescono però a produrre solo questi embrioni, il che fa fallire il ciclo quasi sul nascere. I ricercatori dell’Oregon National Primate Research Center hanno esaminato lo sviluppo degli embrioni mosaico nei primati. In particolare, hanno cercato di capire se questi fossero in grado di svilupparsi fino a diventare bambini sani.

Il team ha identificato una relazione tra mosaicismo, frammentazione cellulare ed esclusione dei blastomeri. I blastomeri sono grosse cellule formatesi dalla divisione dell’ovocita fecondato. A volte si rompono in pezzi più piccoli, chiamati frammenti cellulari. Quando questo accade, i blastomeri raccolgono le cellule con anomalie genetiche e le separano dal resto dell’embrione. Di conseguenza, l’embrione potrebbe rispondere bene all’impianto e svilupparsi in modo normale.

Fonte: ohsu.edu

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Spermatozoi più longevi danno vita a bambini più sani

Gli spermatozoi prodotti diversi giorni prima della fecondazione danno vita a bambini più sani. Lo afferma una ricerca dell’Università dell’Est Angli e della Uppsala University. Gli scienziati hanno analizzato un gruppo di pesci zebra e hanno confrontato lo stato di salute della prole. Le scoperte fatte potrebbero avere implicazioni anche per le tecniche di fecondazione in vitro umane.

Lo sperma eiaculato può contenere al proprio interno spermatozoi vecchi diversi giorni o più nuovi. Gli scienziati hanno raccolto lo sperma di alcuni pesci zebra e l’hanno diviso in due: da una parte hanno messo gli spermatozoi più vecchi e dell’altra quelli appena prodotti. A questo punto hanno fecondato delle uova e hanno confrontato le covate dei due gruppi.

I ricercatori hanno monitorato i pesci zebra per due anni, controllando lo stato di salute loro e della prole. I piccoli nati dagli spermatozoi vecchi sono risultati più sani e longevi dei fratelli. Inoltre, i loro piccoli sono risultati a propria volta più sani e longevi. Ciò getta una nuova luce sulle procedure di selezione degli spermatozoi usati per la fecondazione in vitro.

Gli scienziati già sapevano che ogni singola eiaculazione può contenere diversi tipi di spermatozoi. I gameti possono avere dimensioni e forme diverse, essere più o meno veloci e veicolano materiale genetico diverso. Fino a oggi, però, l’età del singolo spermatozoo era considerata irrilevante. A torto, perché le conseguenze potrebbero essere molto rilevanti per la prole.

Fonte: comm.uea.ac.uk

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