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Aurora magazine

Il sequenziamento genetico raddoppia le probabilità di successo della IVF

Il dottor Priya Kadam ha sviluppato un test di sequenziamento genetico che promette di raddoppiare il tasso di successo della IVF. Nelle donne adulte c’è un alto numero di gestazioni che si conclude dopo 6-7 settimane, a causa di difetti cromosomici. Il test promette di individuarli, così da scegliere gli embrioni che è più probabile arrivino alla fine della gestazione.

Quello del dottor Kadam è un test preimpianto, che va fatto sugli embrioni ottenuti con la IVF prima di impiantarli nel ventre materno. Il test cerca eventuali difetti cromosomici, grazie a una tecnologia di sequenziamento che controlla tutti e 46 i cromosomi in breve tempo. Con questa semplice tecnica, il tasso di successo si è alzato dal 36% al 73%.

Le tecnica è concepita in particolare per queste categorie di donne:

  • sopra i 35 anni, più soggette ad anomalie cromosomiche;
  • con molti tentativi di impianto falliti alle spalle;
  • con molti aborti spontanei alle spalle;
  • aventi una storia di difetti cromosomici in famiglia;
  • portatrici di difetti cromosomici.

Il sequenziamento genetico riduce il numero di cicli necessari per ottenere una gravidanza. Inoltre, riduce il numero di embrioni che è necessario impiantare affinché uno attecchisca. Questo si traduce in costi di gran lunga inferiori, nonché in un impatto emotivo inferiore per le coppie che cercano un figlio.

Fonte: deccanchronicle.com

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Solo 1 tentativo di fecondazione assistita su 4 ha successo

Secondo l’European IVF Monitoring Consortium, le tecniche di fecondazione assistita hanno raggiunto la percentuale massima di successo possibile. Purtroppo i dati non sono confortanti. Solo 1 tentativo su 4 va a buon fine e negli ultimi anni non ci sono stati miglioramenti. Anzi, la ICSI (iniezione intracitoplasmica di sperma) ha subito un calo negli ultimi 10 anni. Come si è arrivati a queste osservazioni e cosa si può fare?

I ricercatori hanno analizzato i registri nazionali di 36 nazioni europee, concentrandosi sulle coppie che hanno usato le tecniche di fecondazione assistita. Di quelle che hanno usato la IVF, solo il 27% è riuscita ad avere un bambino. Nel caso della ICSI, la percentuale cala al 24%. Nel 2008, le iniezioni intracitoplasmiche avevano un tasso di successo del 30%, c’è stato quindi un netto calo.

La ICSI è stata concepita per i casi di scarsa fertilità maschile, quando ci sono pochi spermatozoi o sono troppo lenti per raggiungere l’ovocita. In questi casi, il medico seleziona gli spermatozoi migliori e li inietta direttamente dell’ovocita. Perché la tecnica è diventata meno efficace? Secondo il dottor Christian de Geyter, negli ultimi anni c’è stato un boom della ICSI. Probabilmente, tanti medici la stanno usando anche per altre cause di infertilità, non sempre con successo.

Anche dando ragione al dottor de Geyter, rimane il fatto che solo 1 trattamento su 4 va a buon fine. Può darsi che i trattamenti per la fertilità abbiano quindi raggiunto il loro limite naturale. O forse, il fatto che sempre più donne over 40 stiano usando la fecondazione assistita ha ridotto le percentuali di successo.

Fonte: newscientist.com

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In Australia, i figli della IVF sono sani come gli altri

I bambini australiani nati con la fecondazione assistita sono sani come quelli concepiti naturalmente. Lo rivela uno studio guidato dal Murdoch Children's Research Institute. Fino a questo momento, è lo studio condotto sul campione più ampio fino a questo momento. In più, i ricercatori hanno analizzato lo stato di salute dei bambini una volta diventati adulti.

Il team ha coinvolto 193 persone tra i 22 e i 35 anni, tutte concepite con la fecondazione in vitro. Le hanno affiancate ad altre 86 concepite in modo naturale, confrontando lo stato di salute dei due gruppi. Non sono emerse differenze a livello di malattie cardiache, diabete, malattie respiratorie. Il campione si è dimostrato a tutti gli effetti sano come tutti gli altri australiani. Ciononostante, qualche spunto di riflessione c’è.

Secondo il professor Halliday, gli adulti nati con la IVF stanno meglio di quelli concepiti naturalmente. Di solito sono più sicuri di sé, stanno meglio con se stessi e hanno meno problemi finanziari. È probabile che questo sia dovuto a fattori socio-economici più che fisici, però.

La IVF ha un costo abbastanza importante in certi paesi. Inoltre, sono stati bambini cercati e amati, cresciuti quasi tutti in una famiglia amorevole. Tutto questo influisce in maniera positiva sulla salute psicologia dell’individuo, il che potrebbe spiegare le differenze con il gruppo di controllo.

Fonte: medicalxpress.com

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Fumare influenza la fecondazione assistita?

Ci sono tanti fattori che influenzano la fecondazione assistita, in positivo e in negativo. Alcuni non sono modificabili, come le riserve ovariche. Su altri invece è più facile agire. Tra questi ultimi ci sono il peso corporeo, l’alimentazione, lo stile di vita e anche il fumo. Pare infatti che fumare influenzi in negativo la fertilità, riducendo anche le probabilità di successo della fecondazione assistita.

Chi fuma è in media meno fertile: le donne hanno meno ovociti disponibile e gli uomini meno spermatozoi attivi. Queste conseguenze negative si potrebbero trascinare anche nella fecondazione in vitro. Uno studio ha infatti analizzato gli effetti del fumo sugli ovociti e gli spermatozoi di 4747i donatori.

I ricercatori hanno diviso i donatori in tre categorie: non fumatori, fumatori “light” (meno di 10 sigarette al giorno), fumatori veri e propri. Le analisi non hanno rilevato differenze significative nelle percentuali di gravidanze portate a termine. Le differenze più importanti sono invece comparse durante la stimolazione ovarica. Perché?

Il fumo di tabacco contiene tossine dannose per i gameti. Le donne che fumano entrano in menopausa 1-4 anni prima delle non fumatrici. Gli effetti sono ancora più accentuati tra coloro che fumano più di 10 sigarette al giorno. Da parte loro, gli uomini fumatori hanno meno spermatozoi, meno motilità e un tasso più alto di DNA frammentato.

Gameti meno sani riducono già di per sé le chance di successo. A questi si aggiungono gli effetti negativi su metabolismo e vasi sanguigni, che aumentano il rischio di aborto spontaneo.

Fonte: medscape.com

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