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Aurora magazine

L’Ungheria offre IVF gratis per tutti

L’Ungheria offrirà trattamenti di fecondazione in vitro gratuiti a tutte le coppie che ne avranno bisogno. Lo ha annunciato il primo ministro ungherese, Viktor Orban. Il provvedimento mira a combattere il declino democratico che la nazione sta attraversando, che si sta facendo sempre più grave da quattro decenni a questa parte.

Ad oggi, il tasso di nascite in Ungheria è di 1,48 bambini per donna. Come altri paesi, anche l’Ungheria sta affrontando il declino demografico con politiche per incentivare l’aumento delle nascite. Ad esempio, sono previsti forti sgravi fiscali per le donne con quattro figli o più. A partire da quest’anno, i benefici potrebbero essere estesi anche alle donne con tre figli. Per il primo ministro, però, sono necessari ulteriori incentivi.

L’attuale governo mira a rendere l’aumento demografico l’obbiettivo principale dell’Ungheria. Ciò significa sostegno alle famiglie con tanti figli, incentivi per chi fa figli e aiuti per chi non riesce a concepire. I trattamenti di fecondazione in vitro gratuiti rientrano proprio in questa ultima tipologia di politiche.

A dicembre, il governo ungherese ha preso il controllo di ben sei cliniche per la fertilità. Le strutture saranno gestite dallo Stato e verranno messe a disposizione delle coppie con problemi a concepire. Nonostante il lancio dell’iniziativa sia previsto per febbraio, è ancora poco chiaro quali coppie avranno diritto ai trattamenti gratuiti e quali no.

Fonte: bbc.com

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La qualità degli spermatozoi dipende dal metabolismo

La selezione degli spermatozoi più motili è una fase ormai d’obbligo nella fecondazione assistita. In questo modo i campioni di sperma vengono “puliti” di tutti gli spermatozoi lenti, malati, danneggiati. Ciò aumenta le probabilità che la IVF abbia un esito felice. Gli scienziati sono però ancora incerti su quali siano i fattori che influenzano la qualità degli spermatozoi.

Un team di biologi dell’Università tecnica di Dresda ha analizzato diversi tipi di spermatozoi bovini. Ne ha valutato il metabolismo, la motilità e la lunghezza della coda, cercando delle connessioni. Dai dati è emersa una connessione tra velocità del metabolismo e dei movimenti del flagello. Più il metabolismo della cellula è rapido, meglio si muove nel flusso. Ciononostante, la correlazione non è così immediata.

La dottoressa Veronika Magdanz ha spiegato l’effettivo peso dei risultati. Non si tratta semplicemente di cercare gli spermatozoi che metabolizzano di più. Le cellule selezionate hanno anche riserve di energia più basse, dato che ne consumano di più e più velocemente. Certi percorsi metabolici possono quindi avere conseguenze negative sulla salute delle cellule, danneggiandone l’integrità. Ad esempio, uno di questi percorsi produce pericolosi radicali liberi che accelerano il deterioramento degli spermatozoi.

I risultati dello studio spiegano perché selezionare gli spermatozoi in base a quanto si muovono velocemente. Sarà possibile applicarli sia agli esseri umani sia agli animali d’allevamento, seppure con qualche approfondimento in più.

Fonte: tu-dresden.de

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La politica dell’embrione unico si dimostra efficace

Ad aprile 2017, la American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Society for Assisted Reproductive Technology (SART) hanno rivisto le loro linee guida riguardo la IVF. Le nuove indicazioni raccomandano di impiantare solo un embrione alla volta, specie in donne sotto i 38 anni. In caso di insuccessi multipli, raccomandano di non salire sopra i due embrioni per impianto. Secondo gli ultimi report, questa politica sta dando i propri frutti.

Negli Stati Uniti, i parti gemellari hanno subito un crollo. In compenso, non c’è stato alcun cambiamento nel tasso di nuovi nati. Ciò è accaduto in seguito alla nuova politica di cui sopra, volta a ridurre i tanti rischi legati ai parti gemellari. La dottoressa Allison Eubanks ha analizzato il fenomeno e gli effetti sulle sue pazienti.

Il centro medico di cui la dottoressa fa parte ha fatto subito proprie le nuove linee guida. I medici non hanno fatto alcuna eccezione, anche per studiare l’effettivo impatto sulle pazienti e sui nuovi nati. Secondo la dottoressa, è stata una buona scelta. Lei ed altri ricercatori hanno infatti confrontato i risultati di cicli condotti nei 2 anni precedenti la politica e nei 2 anni successivi. In totale, i ricercatori hanno avuto modo di studiare 367 gravidanze andate a buon fine.

I dati mostrano un calo netto nel numero di embrioni trasferiti e nel tasso di gravidanze gemellari. In parallelo, c’è stato un aumento della qualità degli embrioni trasferiti con conseguenze positive per mamme e bambini. Ciononostante, i medici hanno constatato come questo approccio funzioni soprattutto sulle pazienti più giovani. Nel caso di donne più adulte, con diversi tentativi alle spalle, potrebbe essere meglio usare un altro tipo di approccio.

Fonte: medscape.com

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Il numero di contrazioni uterine può predire l’esito della IVF

La dottoressa Federica Sammali ha sviluppato un sistema per misurare le contrazioni uterine. In base a questi dati, sarebbe possibile predire l’esito del ciclo di fecondazione in vitro. La ricercatrice ha infatti usato dei modelli matematici e degli algoritmi per analizzare le attività uterine in donne non incinte. Dopodiché ha usato i dati per sviluppare un sistema che distingua le condizioni uterine favorevoli e quelle avverse.

In realtà, era già noto il ruolo delle contrazioni uterine nella fecondazione in vitro. Si sa che interventi precisi possono alzare il tasso di successo della IVF. Purtroppo, mancano tecniche di misurazione precise, che distinguano le contrazioni dannose da quelle favorevoli. Le uniche disponibili sono invasive e poco efficaci. Ecco perché la dottoressa Sammali è intervenuta in merito.

La soluzione introdotta dalla dottoressa è non invasiva e precisa. Lo studio clinico condotto presso il Catharina Hospital di Eindhoven ha confermato la cosa. La ricercatrice ha misurato l’attività elettrica dell’utero umano non in gravidanza, grazie a una griglia di elettrodi poggiati sull’addome. In questo modo ha raccolto i segnali elettrici e li ha collegati alle diverse fasi del ciclo mestruale.

La tecnologia a ultrasuoni ha permesso di quantificare anche l’attività meccanica dell’utero. La dottoressa Sammali ha estratto i movimenti dell’utero a partire da quelli più grandi generati dagli organi circostanti.

A partire da tutti questi dati, la ricercatrice ha sviluppato un metodo per predire l’esito della IVF. Per testarlo, ha coinvolto un gruppo di donne che si stavano sottoponendo a cicli di fecondazione in vitro. Ne ha predetto l’esito con una accuratezza del 94%.

Fonte: tue.nl

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