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Aurora magazine

Il ruolo degli ultrasuoni nella diagnosi prenatale

Gli ultrasuoni hanno un ruolo essenziale nella diagnosi prenatale. Consentono infatti di individuare malformazioni e anomalie, alcune delle quali trattabili se prese per tempo. Se accompagnati da un occhio esperto, gli ultrasuoni consentono di individuare molte di queste anomalie fin dal primo trimestre.

Gli ultrasuoni possono identificare la maggioranza delle anomalie fetali strutturali più importanti. La diagnosi prenatale consente così un parto più sicuro, garantendo a madre e bambino l’assistenza eventualmente necessaria. I genitori hanno infatti il tempo di organizzare il parto in una struttura dotata di personale e macchinari ad hoc. Là dove necessario, i medici possono anche predisporre un intervento chirurgico da effettuare subito dopo il parto o addirittura in utero.

Il primo screening con gli ultrasuoni avviene di solito tra la 11a e la 14a settimana. È il periodo in cui si misura anche la translucenza nucale e si effettuano i test per la sindrome di Down. In questa occasione è buona norma sottoporre il feto anche a un controllo anatomico mediante gli ultrasuoni. Questi rivelano un’eventuale gravidanza multipla e valutano le condizioni fisiche del feto.

Il secondo screening con gli ultrasuoni è il più importante per l’individuazione di anomalie strutturali. Avviene nel secondo trimestre, di solito tra la 18a e la 20a settimana. Se la prima analisi serve per individuare le anomalie più evidenti, la seconda consente di confermarne la presenza e individuarne di minori.

Nel caso in cui la translucenza nucale si fosse rivelata anomala, è probabile che il secondo screening riveli una serie di anomalie strutturali. In situazioni del genere, però, i medici consigliano gli ultrasuoni prima della 18a settimana.

Fonte: contemporaryobgyn.modernmedicine.com