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Aurora magazine

I test genetici preimpianto diventano più precisi

I test genetici preimpianto sono fondamentali, ma sono molto più precoci di un test del DNA fetale. Possono quindi comportare falsi positivi e falsi negativi. Per ridurre questo rischio, un team internazionale di ricercatori sta elaborando una nuova tecnica. Il loro obiettivo è aumentare l’affidabilità di questi test e facilitare la IVF.

I test attuali partono da una piccola biopsia della blastocisti, la primissima fase dell’embrione. I medici prendono un campione di trofoblasto, il tessuto che dà origine alla placenta, e lo analizza. Capita però che le cellule del trofoblasto siano sane e quelle che daranno origine all’embrione no, o viceversa. Il fenomeno è detto mosaicismo e complica le analisi genetiche.

Gli autori dello studio hanno sviluppato una tecnica per analizzare le cellule contenute nel liquido di coltura della blastocisti. In questo modo è più facile analizzare diversi tipi di cellule ed è più difficile danneggiare la blastocisti. L’hanno testa su 52 blastocisti donati da pazienti che si stavano sottoponendo a trattamenti per la fertilità. Erano già stati analizzati tutti con le tecniche tradizionali, permettendo di confrontare risultati vecchi e nuovi.

La tecnica tradizionale ha un tasso di falsi positivi del 50%: su 18 blastocisti considerate anomale, 9 non lo erano. La nuova tecnica ha invece un tasso del 20%, ancora importante ma comunque molto più basso rispetto al primo. Se perfezionata, potrebbe facilitare le analisi preimpianto e quindi la selezione degli embrioni migliori per la IVF.

Fonte: medicalxpress.com