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Aurora magazine

Nuova tecnica migliora la selezione degli embrioni nella IVF

Guidati dall’Università di Adelaide, i ricercatori dell’ARC Centre of Excellence for Nanoscale BioPhotonics (CNBP) hanno migliorato la selezione degli embrioni nella IVF. Il merito è di una nuova tecnica di diagnostica per immagini, che aiuterà a stabilire la qualità degli embrioni nelle prime fasi. La tecnica potrebbe aumentare di molto le probabilità di successo dei cicli di fecondazione in vitro.

I ricercatori hanno usato un tipo particolare di immagini, che mostra le differenze nel metabolismo e nella composizione chimica degli embrioni. La tecnica consente di ottenere una misurazione obiettiva delle condizioni dei vari embrioni. In questo modo gli scienziati possono scegliere solo i più sani per l’impianto in utero.

Le immagini iperspettrali misurano la luce che le cellule producono durante le loro normali attività. A seconda delle reazioni chimiche o metaboliche in corso, cambia anche la luce. Misurando la luce, quindi, si ottengono informazioni sulle condizioni del metabolismo embrionale.

Di solito la selezione degli embrioni per la IVF avviene usando un normale microscopio. Un procedimento spesso soggettivo, che fatica a distinguere gli embrioni con più possibilità di successo. La nuova tecnica, invece, fornisce una misurazione obiettiva cui attenersi per la valutazione.
Per il momento gli scienziati hanno testato la tecnologia solo su embrioni di gatto, ma i risultati sono molto promettenti. Consente infatti di analizzare gli embrioni in maniera non invasiva, dando informazioni misurabili in tempo reale. Ciononostante, dovranno ancora passare diversi anni prima di trovarla nelle cliniche per la fertilità.

Fonte: medicalxpress.com

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La motivazione della IVF determina la risposta fisica

I ricercatori di Yale hanno confrontato la risposta fisica di alcune donne in trattamento per la IVF. Hanno chiesto alle partecipanti di riportare anche le motivazioni per cui si stavano sottoponendo ai cicli di ormoni. È così emersa una correlazione tra le ragioni che spingono verso la IVF e la risposta del corpo.

I ricercatori hanno seguito 50 donne in preparazione per la fecondazione in vitro e 62 donatrici di ovuli. Hanno chiesto loro di descrivere l’esperienza e il livello di fatica che comportava. Il trattamento farmacologico è stato uguale per tutte, eppure le donatrici l’hanno vissuto in maniera meno intensa. Ciò significa che le motivazioni della donna influenzano come reagirà al ciclo ormonale.

Per rendere le analisi più accurate, i ricercatori sono andati oltre la misurazione del solo dolore fisico. Hanno invece applicato un metodo statistico particolare, per tenere conto anche di stress e deficit cognitivi. Hanno così provato che emozioni e aspettative diverse portano a livelli di fatica fisica diversi.

Una donna che sta investendo salute e denaro nella ricerca di un figlio reagirà in maniera diversa da chi sta donando i propri ovuli. Le donne che vendono i propri gameti – pratica legale negli Stati Uniti – riceveranno in ogni caso la ricompensa desiderata. Ciò non è detto nel caso di chi sta cercando un figlio. Per lo stesso motivo, le analisi hanno rivelato differenze tra chi si stava sottoponendo al primo ciclo di IVF e chi era già al secondo.

Fonte: yale.edu

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Per alcune donne meglio rimandare l’impianto degli embrioni

Uno studio dell’Università di Stanford ha provato che in alcuni casi di IVF è meglio rimandare l’impianto degli embrioni. Rimandare sarebbe una buona strategia soprattutto per le donne con alti livelli di progesterone. In questi casi, si otterrebbe un netto miglioramento dell’esito finale dell’impianto.

Il processo di fecondazione in vitro (IVF) inizia con l’iniezione di ormoni riproduttivi, che stimolano lo sviluppo degli ovuli. I medici provvedono poi a raccogliere gli ovuli e a fecondarli in laboratorio. Gli embrioni così ottenuti vengono trasferiti nell’utero materno pochi giorni dopo, oppure vengono congelati. Di solito i medici trasferiscono subito gli embrioni migliori, mettendo da parte quelli di qualità più bassa.

I ricercatori hanno analizzato 2.910 tentativi di gravidanza effettuati con IVF. Hanno confrontato l’esito finale degli impianti di embrioni freschi e di embrioni congelati. Per avere dei risultati attendibili, hanno escluso dall’analisi gli impianti di embrioni di bassa qualità congelati. Le differenze maggiori sono state riscontrate tra le donne con alti livelli di progesterone e sopra i 35 anni.

Le donne più adulte e con più progesterone avrebbero avuto il 73% di probabilità in più di concepire usando embrioni congelati. Ciò significa che impiantare gli embrioni subito potrebbe essere controproducente, almeno con certe persone. Un eccesso di progesterone potrebbe infatti ostacolare la buona riuscita dell’impianto. Meglio quindi aspettare che i livelli dell’ormone si abbassino e nel frattempo congelare gli embrioni.

Fonte: med.stanford.edu

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Stanziati 800.000 euro in Puglia per la procreazione assistita

La Regione Puglia ha stanziato 800mila euro in favore della procreazione assistita. Quanti ricorreranno ai trattamenti nel 2017 dovranno pagare il solo ticket, purché si rivolgano alle cliniche convenzionate. Il provvedimento si propone di accorciare i tempi previsti dal Ministero della Salute.

Il Governo ha inserito la fecondazione assistita tra i Lea, ovvero i livelli essenziali di assistenza. I cittadini potranno quindi accedere alle terapie in maniera gratuita o pagando il ticket. Affinché la misura sia operativa a livello nazionale, è necessario un decreto ministeriale riguardante le tariffe massime. La Puglia ha deciso quindi di accelerare il processo, almeno nei propri confini.

La Regione si è dotata di un fondo di sostegno per quanti ricorrono alla procreazione assistita. Il fondo corrisponde a 800mila euro per i cicli di primo intervento. Sono invece 700mila quelli per gli interventi di secondo e terzo livello, come la fecondazione in vitro. A questi soldi si aggiungono i contributi versati alla coppia dalla Regione: 400 euro per ogni trattamento di primo livello, 1000 per ogni trattamento di secondo e terzo. Sono previsti massimo 2 percorsi finanziati per ogni coppia.

Prima che l’iniziativa parta a tutti gli effetti, è necessario un accordo con il Ministero della Salute e quello dell’Economia. È necessario verificare che la Regione abbia adempito al piano operativo 2016/2018.

Le strutture convenzionate saranno 6 in tutta la Regione. A Bari saranno il centro pma Casa di cura Santa Maria e il centro San Luca. A Bisceglie ci sarà la MomòFertilife srl. Per quanti sono nella zona di Brindisi, ci sono il centro Salus e il centro Progenia, situato presso la cittadella della ricerca. A Taranto è presente il centro di riproduzione e andrologia Crea srl.

Fonte: repubblica.it

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